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	<title>Diete e consigli alimentari per dimagrire &#187; Indagine</title>
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	<description>La più grande raccolta di articoli dedicati alle diete dimagranti</description>
	<lastBuildDate>Sat, 21 May 2011 16:56:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>No alle diete restrittive</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 09:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indagine]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mito delle diete restrittive subisce una nuova picconata con lo studio pubblicato sul Journal of the American Dietetic Association. «Si possono ottenere significativi miglioramenti a livello di metabolismo e salute psicologica senza affanni. Potete rilassarvi col cibo», afferma Linda Bacon, Università di California, una delle ricercatrici. Lo studio ha interessato un campione di 78 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il mito delle diete restrittive subisce una nuova picconata con lo studio pubblicato sul Journal of the American Dietetic Association. «Si possono ottenere significativi miglioramenti a livello di metabolismo e salute psicologica senza affanni. Potete rilassarvi col cibo», afferma Linda Bacon, Università di California, una delle ricercatrici. Lo studio ha interessato un campione di 78 donne comprese nella fascia d’età più a rischio di obesità, tra 30 e 45 anni.</p>
<p>Per 6 mesi la metà ha partecipato a una dieta tradizionale e a un programma basato su una serie di regole: come contare le calorie e i grassi, leggere le etichette degli alimenti al supermercato, aggiornare un diario col resoconto della giornata a tavola, usare la bilancia, esercizio fisico. All’altra metà delle volontarie è stato invece semplicemente consigliato di osservare stili di vita più morigerati, non pesarsi, assecondare l’appetito naturale, conoscere le qualità nutrizionali dei cibi, apprezzare il proprio corpo rotondo, sviluppare un’immagine positiva di se stesse, movimento. Un approccio ribattezzato «salute per ogni taglia».</p>
<p>I RISULTATI &#8211; Dopo 6 mesi le donne a dieta avevano perso chili, ma li hanno recuperati nel giro di due anni, le altre invece sono rimaste stabili, senza però mai ingrassare. La pressione è scesa in ambedue i gruppi, ma le seconde hanno mantenuto i valori. In quanto al colesterolo, solo quelle del «mangia ciò che vuoi» lo hanno visto calare in modo significativo e duraturo. I ricercatori californiani fanno notare: «E’ ben documentato che le diete falliscono a lungo termine nel 90-95% dei casi. Noi dimostriamo che anche i miglioramenti di salute e le sane abitudini, ad esempio l’attività sportiva, non vengono mantenuti. Non solo. La qualità della vita peggiora». Secondo la Bacon, le stesse conclusioni valgono anche per gli uomini.</p>
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		<title>Obesità e alcol</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 10:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indagine]]></category>
		<category><![CDATA[alcol]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro studio che afferma le proprietà benefiche di una piccola e regolare quantità di alcol giornaliera. Sulla rivista BMC Public Health è stato pubblicato una ricerca secondo la quale  il consumo di pochi bicchieri alla settimana riduce il rischio di obesità. Al contrario bere quattro bicchieri o più al giorno, invece, aumenta questo rischio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro studio che afferma le proprietà benefiche di una piccola e regolare quantità di alcol giornaliera. Sulla rivista BMC Public Health è stato pubblicato una ricerca secondo la quale  il consumo di pochi bicchieri alla settimana riduce il rischio di obesità. Al contrario bere quattro bicchieri o più al giorno, invece, aumenta questo rischio del 46%.</p>
<p>Per lo studio sono stati coinvolti 8236 soggetti non fumatori che hanno risposto ad un questionario sulle proprie abitudini e sono stati sottoposti a diverse misurazionei fisiologiche.</p>
<p>I risultati parlano chiaro: coloro che bevono in media uno o due bicchieri di alcolici alla settimana hanno il 27% di probabilità in meno di essere obesi rispetto ai non bevitori. I meccanismi alla base di tutto ciò non sono ancora chiari, la ricerca comunque smentisce la strategia anti-obesità che prevede una totale astensione dall&#8217;alcol, almeno da parte di coloro che già ne consumano regolarmente.<br />
dd</p>
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		<title>Creme e chirurgia estetica per snellire pancia e fianchi</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 17:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indagine]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia estetica]]></category>
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		<category><![CDATA[snellire pancia fianchi]]></category>

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		<description><![CDATA[PIÙ CHIRURGIA ESTETICA I numeri parlano chiaro, svelano esigenze (e debolezze) in materia di forma fisica. In Italia gli interventi di chirurgia estetica sono aumentati del 30%.  Il liftato medio è cinquantenne. Negli ultimi cinque anni i centri benessere si sono moltiplicati, con un incremento del 162%. Il cliente tipo ha 35 anni, è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PIÙ CHIRURGIA ESTETICA<br />
I numeri parlano chiaro, svelano esigenze (e debolezze) in materia di forma fisica. In Italia gli interventi di chirurgia estetica sono aumentati del 30%.  Il liftato medio è cinquantenne. Negli ultimi cinque anni i centri benessere si sono moltiplicati, con un incremento del 162%. Il cliente tipo ha 35 anni, è un libero professionista e spende circa 160 euro al mese in trattamenti. Secondo gli ultimi dati Adiconsum, 3 milioni di italiani fanno inoltre uso di integratori alimentari, uomini in prima linea.</p>
<p>SNELLIRE E RIDIMENSIONARE PANCIA E FIANCHI<br />
E il mercato dei cosmetici fa il resto. Per ridimensionare pancia e fianchi Kalo Linea Uomo crema gel di Roeder (19 euro, in farmacia). Scolpisce e snellisce Ab rescue body sculpting gel di Aramis Lab Series for men (28 euro). Per avere addominali &#8220;a tartaruga&#8221; il Trattamento rassodante Collistar Linea Uomo (25 euro) o Re/Body Abdotense di PM for men (22 euro). Tonifica Abdosculp body firming gel di Biotherm Homme (26,54 euro).<br />
Per chi ama le cure a base di fanghi ci sono le alghe Guam Body Building (25,50 euro). Anche durante la doccia un piccolo aiuto con Shiseido Body Creator bagno schiuma dimagrante (25 euro).</p>
<p>FIERA SPECIALIZZATA<br />
Anche la 43a edizione di Cosmoprof  2010 sarà caratterizzata da un ricco programma di eventi e convegni sull&#8217;universo della cosmesi e della profumeria. Su una superficie fieristica di 79 mila metri quadrati e più di 1.900 espositori.</p>
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		<title>Bambini in sovrappeso</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 15:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita e cura bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Indagine]]></category>

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		<description><![CDATA[Epidemia di obesità. Così è stato definito dall’Organizzazione mondiale della sanità ( Oms) il drastico aumento – del 50% – delle persone obese al mondo nell’ultimo decennio: erano 200 milioni nel 1995, e 300 milioni nel 2003. Questo aumento tocca in particolare i più giovani. Infatti, secondo il rapporto dell’Oms alla riunione dei ministri della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Epidemia di obesità. Così è stato definito dall’Organizzazione mondiale della sanità ( Oms) il drastico aumento – del 50% – delle persone obese al mondo nell’ultimo decennio: erano 200 milioni nel 1995, e 300 milioni nel 2003. Questo aumento tocca in particolare i più giovani.</p>
<p>Infatti, secondo il rapporto dell’Oms alla riunione dei ministri della sanità europei, il fenomeno è allarmante: la Svizzera – dopo Italia e Spagna – è al terzo posto per quanto concerne i bambini in sovrappeso: sono il 24% del totale. E in Ticino, se si considera che l’alimentazione e i modi di vita sono simili a quelli italiani, si potrebbe supporre che la percentuale dei giovanissimi in sovrappeso si avvicini a quella italiana, ovvero al 36%.</p>
<p>Un bambino su quattro, in Svizzera, e forse di più in Ticino, pesa quindi ben oltre quello che dovrebbe essere il suo peso ideale. Stiamo andando verso una società di ciccioni? «  Purtroppo sì  – afferma  Jean- Pierre Vermes,  medico consulente per l’obesità all’ospedale San Giovanni di Bellinzona – . Se si considera la percentuale attuale di bambini in sovrappeso è probabile che, a livello di popolazione adulta, nei prossimi dieci- venti anni, ci sarà un forte aumento di persone con problemi di peso  » .</p>
<p>In effetti, secondo uno studio effettuato tra il 1993 e il 2001, in Svizzera su un campione di quasi 10 mila persone tra i 35 e i 74 anni d’età è emerso che il 34% degli indagati è in sovrappeso e che l’ 11% soffre di obesità. Dato preoccupante: tra il 1993 e il 2000 c’è stato un costante aumento delle persone – donne e uomini – in sovrappeso. «  Sfortunatamente seguiamo il modello americano  » rileva ancora Vermes. Anche se, in Europa, il campanello d’allarme è stato suonato con maggior anticipo rispetto agli Stati Uniti, c’è quindi la possibilità di evitare che tra qualche decennio siano necessarie anche da noi automobili costruite su misura per obesi.</p>
<p>Se da una parte l’obesità – o perlomeno la predisposizione al sovrappeso – può avere cause genetiche ( «  vi sono svariati geni che contribuiscono all’accumulo di grassi »  ) , dall’altra sono principalmente l’ambiente nonché le abitudini di vita e alimentari, la causa di tanta ciccia. «  Attualmente esiste un’ipotesi interessante secondo cui gli uomini che vivono sul globo sono gli ‘ eredi’ di popolazioni preistoriche presso le quali erano geneticamente favoriti gli individui in grado di accumulare grasso  – spiega Vermes – .</p>
<p>Questo perché periodi di carestia erano frequenti. Per la sopravvivenza della specie era quindi necessaria questa capacità di accumulo  » . Il problema è che oggigiorno, perlomeno in quella zona del globo dove sta la Svizzera, di carestie nemmeno l’ombra. Anzi. «  In un ambiente come il nostro dove c’è una grande facilità di accesso al cibo  – continua il medico –  , ecco che si manifestano il sovrappeso e l’obesità, con tutto il loro corollario di patologie  » e i costi ( economici ma non solo) legati a queste ultime.</p>
<p>Nemica di una crescita sana dei bambini è quindi l’immensa offerta di merendine, dolcetti, cibi dei fast- food, surgelati e altro. Ma non solo: la principale causa è – sottolinea Vermes – la sedentarietà. L’urbanizzazione delle masse, il proliferare di ogni tipo di apparecchiatura – dalla macchina, al computer, alla televisione – che impedisce o riduce al massimo ogni attività fisica, le lunghe ore trascorse seduti a una scrivania in ufficio o a un banco in classe fanno sì che le calorie accumulate non vengano smaltite. Risultato: bambini che conoscono, sì, tutte le canzoncine dei cartoni animati alla televisione, ma che appena salgono una scala ansimano come se avessero 80 anni.</p>
<p>E se la lotta contro il fumo – che con l’alcool e l’alimentazione scorretta fa parte di quelle cattive abitudini che secondo l’Oms sono causa di nuove patologie, definite ‘ malattie del benessere’ – un po’ ovunque e anche in Ticino è accanita, non altrettanto si fa per quel che concerne il problema del troppo grasso. «  In Ticino se ne parla, ma quello del sovrappeso e dell’obesità non è ancora risentito come un problema maggiore.</p>
<p>A livello istituzionale, nella Divisione della salute, vi è coscienza dei rischi legati ai chili in eccesso, vengono proposte quindi campagne di prevenzione e sensibilizzazione, credo tuttavia che si possa sempre fare di più  »  .  E se a livello internazionale l’Oms ha lanciato l’allarme per l&#8217;epidemia di grasso che dai paesi ricchi si sta diffondendo anche in quelli poveri e che ha conseguenze disastrose sulla salute delle persone, «  in Ticino l’impressione è che non ci si sia ancora resi conto della gravità della situazione  » , afferma il medico. «  Oltre all’azione individuale di educazione dei bambini, è infatti sicuramente necessario che si agisca a livello di società, delle industrie alimentari o del mondo del lavoro, con iniziative che possano controllare quest’epidemia  – prosegue Jean- Pierre Vermes – .  Bisognerebbe ad esempio scrivere sulle lattine delle bevande zuccherate, come già si fa per i pacchetti di sigarette, ‘ nuoce alla salute’  » .</p>
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		<title>Dietisti: bambini in sovrappeso!</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 18:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita e cura bambini]]></category>
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		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[bambini sovrappeso]]></category>
		<category><![CDATA[dietisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se ne discusso a Verona nel corso del Congresso dell&#8217;Andid, l&#8217;associazione dei dietisti italiani. Associazione Nazionale Dietisti lancia l&#8217;allarme: oltre un miliardo di persone nel mondo è in sovrappeso, di cui oltre 300 milioni sono clinicamente obese; oltre un milione di morti all&#8217;anno nel mondo sono imputabili a patologie legate all&#8217;obesità. Anche l&#8217;area mediterranea non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne discusso a Verona nel corso del Congresso dell&#8217;Andid, l&#8217;associazione dei <strong>dietisti italiani</strong>. Associazione Nazionale Dietisti lancia l&#8217;allarme: oltre un miliardo di persone nel mondo è in sovrappeso, di cui oltre 300 milioni sono clinicamente obese; oltre un milione di morti all&#8217;anno nel mondo sono imputabili a patologie legate all&#8217;obesità.</p>
<p>Anche l&#8217;area mediterranea non si discosta da questa tendenza anche se fino a qualche tempo fa era considerata una delle regioni meno travolte dalle patologie legate alla nutrizione e alimentazione. In Italia i dietisti sono rappresentati da circa mille professionisti sanitari &#8211; in possesso di una laurea triennale &#8211; e svolgono compiti di informazione-prevenzione, educazione e sorveglianza alimentare.</p>
<p>L&#8217;allarme, secondo l&#8217;Andid, è sostenuto dal<strong>le cifre: il 30% dei bambini tra i 7 e gli 11 anni dell&#8217;area mediterranea è in soprappeso o già obeso</strong>. La percentuale si attesta intorno al 20% dai 13 ai 17 anni. In Europa ogni anno un bambino su cinque supera il proprio peso ideale, e oltre 400 mila sono sul punto di superarlo. In almeno sette Paesi europei una donna su cinque è obesa.</p>
<p>I fattori a rischio sono molti e conosciuti: ereditarietà da genitori obesi, sedentarietà, abitudini alimentari, condizioni socio economiche e culturali.</p>
<p>I dietisti invitano ancora una volta a non fidarsi delle &#8220;diete fai da te&#8221; e di quelle di moda: poiché sono considerate eccessivamente ridotte in calorie e squilibrate nei nutrienti: potrebbero dare risultati &#8220;molto soddisfacenti&#8221; nel breve periodo, ma controproducenti in tempi più lunghi.</p>
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		<title>Eliminare grasso da glutei, fianchi e pancia: dimagrimento mirato</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 06:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il peso corporeo è conseguenza del bilancio energetico. In condizioni normali, l’energia introdotta dovrebbe equivalere al dispendio energetico. Se si mangia troppo, cioè se si introducono troppe calorie, il surplus di energia viene immagazzinato sotto forma di grasso e si aumenta quindi di peso. Gli ormoni decidono dove si vanno a depositare questi grassi: nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il peso corporeo è conseguenza del bilancio energetico. In condizioni normali, l’energia introdotta dovrebbe equivalere al dispendio energetico. Se si mangia troppo, cioè se si introducono troppe calorie, il surplus di energia viene immagazzinato sotto forma di grasso e si aumenta quindi di peso.</p>
<p><strong>Gli ormoni decidono dove si vanno a depositare questi grassi: nelle donne solitamente sui glutei e sui fianchi, mentre negli uomini attorno alla pancia.</strong></p>
<p>Quando si inizia a dimagrire, il grasso viene gradualmente eliminato da tutte le parti del corpo. Non è purtroppo possibile decidere il punto esatto in cui vogliamo eliminare il grasso, bisogna avere molta pazienza e prima o poi la perdita di grasso diventerà visibile in tutte le posizioni del corpo.</p>
<p>Bisogna quindi diffidare dei prodotti che promettono dimagrimenti localizzati e mirati. La cosa più importante è seguire un corretto regime alimentare e fare regolarmente esercizio fisico: un corpo allenato è sicuramente più attraente di uno non allenato, anche nel caso che ci sia ancora qualche chilo di troppo.</p>
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		<title>Dieta estiva: perdere un chilo mezzo con la dieta pre-vacanza</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 12:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dieta estiva]]></category>
		<category><![CDATA[la dieta pre-vacanza]]></category>
		<category><![CDATA[perdere un chilo mezzo]]></category>

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		<description><![CDATA[In media si perdono un chilo e mezzo in 3 settimane. Ma con le tentazioni delle vacanze, fritto misto in testa, in 3 giorni si riprende il peso smaltito. La fatidica prova bikini per molti è già arrivata, per altri è dietro l&#8217;angolo, accompagnata dal suo consueto rito della dieta. Che spesso non fa centro: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In media si perdono un chilo e mezzo in 3 settimane. Ma con le tentazioni delle vacanze, fritto misto in testa, in 3 giorni si riprende il peso smaltito. La fatidica prova bikini per molti è già arrivata, per altri è dietro l&#8217;angolo, accompagnata dal suo consueto rito della dieta. Che spesso non fa centro: 7 italiani su 10, infatti, si sono sottoposti a piccoli e grandi sacrifici, ma solo 1 su 10 è riuscito nell&#8217;impresa di ritrovare una forma più o meno perfetta. Gli altri? Tutti caduti sul campo. La lunghezza media della dieta pre-vacanza è stata di 21 giorni. I chili persi, in media: uno e mezzo. Il tempo che ci si metterà a rimettere la ciccia al suo posto? Tre giorni, viaggio compreso.</p>
<p>Insomma, alla prima frittura di pesce o alla prima spaghettata, la bilancia non perdona. Lo rileva uno studio realizzato dalla rivista &#8220;Dimagrire&#8221; (Edizioni Riza), realizzato intervistando 100 tra nutizionisti e dietologi. Che confermano che, in vista dello sbarco in spiaggia, gli italiani tentano in tutti i modi di correre ai ripari. Rigorosamente in ritardo, e soprattutto in modo decisamente sbagliato.</p>
<p>Tra diete fai da te, sacrifici inutili e irrinunciabili bagordi, il miracolo della forma perfetta è a conti fatti praticamente impossibile. A sperimentare l&#8217;esperienza estrema della dieta prevacanza sono stati infatti ben sei italiani su dieci (67%). Un tour de force che non dura, in media, più di 21 giorni. Che diventano decisamente intensi. Tanto che a portare a termine la preparazione fisica è stato appena il 9% di chi ha iniziato. Insomma, gli sforzi e le privazioni si dimostrano un clamoroso flop per tutti gli altri. Che nonostante l&#8217;impegno, riescono a buttare giù appena un chilo e mezzo in media. Uno sforzo titanico, che per molti si rivela una vera e propria beffa.</p>
<p>Appena smaltito il sudatissimo chiletto, e caricate le valigie in macchina, l&#8217;ago della bilancia riprende inesorabilmente la sua posizione originaria. In appena tre giorni. Ci sono cibi e bevande ai quali, soprattutto d&#8217;estate, praticamente nessuno è disposto a rinunciare. In primo luogo, il fritto misto (63%), più irresistibile persino della pasta (57%) e della pizza (44%). E poi il gelato (51%) e la granita (39%), veri toccasana ipercalorici contro la calura estiva. Come del resto le bibite gassate (68%), la birra (52%) e il tè freddo, naturalmente zuccherato (42%). Insomma, tra spuntini, aperitivi e break rinfrescanti, alla fine la dieta la si rimanda all&#8217;anno successivo.</p>
<p><strong>Gli errori alimentari sono all&#8217;ordine del giorno. Quali?</strong> Prima di tutto, il fatto stesso di pensare che per rimettersi in forma basti una semplice dieta (31%), perdendo molti chili in pochissimo tempo (18%). E poi, i rimedi ai quali si ricorre quando i risultati non arrivano e la partenza è ormai troppo vicina: saltare i pasti (23%), e magari, proprio nel periodo più caldo dell&#8217;anno, eliminare i liquidi per evitare la ritenzione idrica e la cellulite. Insomma, la dieta pre-vacanza è un&#8217;esperienza che si rivela frustrante. Tanto che ben il 94% dei praticanti accusa disagi psicologici e disturbi che spesso durano più del regime alimentare da razionamento bellico. Quali? Calo dell&#8217;autostima (24%), sia per i risultati che non arrivano, sia per il fatto che non si riesce a sostenere la dieta fino in fondo. E poi ansia (23%), crescita del nervosismo (18%), sonnolenza (6%) e persino calo del desiderio (14%).</p>
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		<title>Yoga: eliminare i chili di troppo e ritrovare il peso forma</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 05:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volete eliminare i chili di troppo? Datevi allo yoga. Basta mezz&#8217;ora alla settimana per conservare una linea invidiabile e ritrovare il peso forma. Questo quanto sostengono alcuni ricercatori del Fred Hutchinson Research Center di Seattle (Usa), forti di uno studio su oltre 15mila persone tra i 45 e 55 anni. La ricerca, condotta grazie a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volete eliminare i chili di troppo? Datevi allo yoga. Basta mezz&#8217;ora alla settimana per conservare una linea invidiabile e ritrovare il peso forma. Questo quanto sostengono alcuni ricercatori del Fred Hutchinson Research Center di Seattle (Usa), forti di uno studio su oltre 15mila persone tra i 45 e 55 anni.</p>
<p>La ricerca, condotta grazie a fondi del National Cancer Institute, si è basata su interviste scritte, mirate a ricostruire l&#8217;attività fisica (con particolare attenzione allo yoga) e andamento del peso nei dieci anni precedenti dei soggetti interpellati.</p>
<p>UN CHILO E MEZZO RISPARMIATO &#8211; Risultato: la maggior parte delle persone reclutate per lo studio aveva guadagnato circa mezzo chilo all&#8217;anno nel periodo tra i 45 e i 55 anni, il che è abbastanza normale per chi non adegua l&#8217;introito calorico quotidiano alle minori necessità energetiche che si accompagna di solito nel periodo in questione.</p>
<p>Chi però, nel gruppo considerato, partendo da un peso normale, aveva praticato con regolarità lo yoga, aveva invece accumulato in media 1 chilo e mezzo in meno.</p>
<p>PIU&#8217; VANTAGGI PER CHI PARTE IN SOVRAPPESO &#8211; ancora più significativo è stato l&#8217;effetto su chi partiva già con qualche chilo di troppo. Tra i sovrappeso, infatti gli appassionati di yoga non solo non so ingrassati come gli altri della propria categoria (che hanno guadagnato in media oltre 6 chili), ma addirittura sono dimagriti, quasi sempre di oltre 2 chili nei dieci anni considerati.</p>
<p>LE RAGIONI DEL FENOMENO &#8211; Quali siano i motivi all&#8217;origine di questo effetto non è ancora chiaro. Secondo Alan R. Kristal, prima firma dello studio, le ragioni sarebbero da ricercare nella maggiore sensibilità che lo yoga conferise nei confronti del proprio corpo, piuttosto che nel mero dispendio energetico legato all&#8217;attività fisica. «Durante una seduta di yoga molto vigorosa si possono bruciare abbastanza calorie da perdere un po&#8217; di peso» ha sottolineato Kristal, «Ma credo che più importante, in questo senso, sia la maggiore consapevolezza che lo yoga sviluppa nei confronti del proprio corpo. E quindianche delle sue esigenze allimentari».</p>
<p><strong>In altre parole chi pratica yoga diventerebbe più capace di capire se ha mangiato abbastanza, o anche troppo, e di regolarsi di conseguenza.</strong><br />
E non solo. Secondo Denise Benitez, del Seattle Yoga Arts. Nel controllo del peso potrebbe giocare un ruolo anche una maggiore capacità di «soffrire» che si apprende con lo yoga. «Sebbene a prima vista lo yoga sembri facile» ha sottolineato l&#8217;esperta. «In realtà procura un minino di dolore e quindi insegna anche a sopportarlo. E non è da escludere che questa abitudine a &#8220;resistere&#8221; si traferisca anche sul piano della disciplina alimentare».</p>
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		<title>Le cause dell&#8217;obesità: come ridurre il proprio peso</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione salutare]]></category>
		<category><![CDATA[Indagine]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Suggerimenti per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[cause dell'obesità]]></category>

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		<description><![CDATA[L’obesità è una malattia di cui soffrono 300 milioni di persone in tutto il mondo. Nell’ultimo decennio gli obesi sono aumentati del 50 per cento mentre le persone in sovrappeso sono quasi due miliardi. Sotto accusa sono i cibi pronti e i fast food. Discutiamo il problema con il professore Maurizio La Guardia. La terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’obesità è una malattia di cui soffrono 300 milioni di persone in tutto il mondo. Nell’ultimo decennio gli obesi sono aumentati del 50 per cento mentre le persone in sovrappeso sono quasi due miliardi. Sotto accusa sono i cibi pronti e i fast food. Discutiamo il problema con il professore Maurizio La Guardia.</p>
<p>La terra ha seri problemi di peso. In dieci anni gli obesi sono passati da 200 a 300 milioni con un incremento netto del 50 per cento. Paradossalmente il fenomeno inizia a coinvolgere anche i paesi del terzo mondo dove sono sorte delle cliniche nelle quali si praticano cure che mirano alla perdita del peso.</p>
<p>Di chi è la colpa? Parliamo di un fenomeno, che il ministro della Sanità Girolamo Sirchia ha definito “Nuova piaga del nostro secolo”, con il professore Maurizio La Guardia, docente di Scienze dell’alimentazione a Medicina.</p>
<p>Professore La Guardia, cosa è tecnicamente l’obesità?<br />
&#8220;L’obesità è una patologia caratterizzata da un eccessivo incremento della quantità di tessuto adiposo. Si considera obeso un soggetto che presenta un “indice di massa corporea” (il rapporto aritmetico tra il peso corporeo ed il quadrato dell’altezza) o Body Mass Index superiore a 30&#8243;.</p>
<p><strong>Quali sono le cause dell&#8217;obesità?</strong><br />
&#8220;Su questo si potrebbe scrivere un libro. Molto sinteticamente, possiamo dire che esiste una predisposizione genetica che, in determinate condizioni ambientali, oggi purtroppo molto diffuse, favorisce l’insorgenza della malattia&#8221;.</p>
<p><strong>È da considerarsi una malattia?</strong><br />
&#8220;Sicuramente. Anzi, data la sua ampia e crescente diffusione e date la gravità ed il numero delle sue complicanze, è una malattia di interesse sociale&#8221;.</p>
<p>Come ci si può tutelare dall’obesità?<br />
Teoricamente, basterebbe che il soggetto obeso seguisse una dieta ipocalorica e praticasse attività fisica per ridurre il proprio peso corporeo. Il problema è che oltre il 90 per cento degli obesi che hanno ridotto il loro peso corporeo dopo dieci anni lo ha riguadagnato. L’obesità è, allo stato attuale delle cose, da considerarsi una malattia cronica difficilmente guaribile.</p>
<p>Perché questa grossa difficoltà?<br />
&#8220;Perché il soggetto obeso, se vuol raggiungere e mantenere, e questo è più difficile, un peso corporeo realisticamente accettabile, non necessariamente quello ideale, che non esiste, deve cambiare radicalmente e permanentemente le proprie abitudini, non solo alimentari. Questo non è facile, soprattutto in una persona adulta, anche se ha coscienza dell’importanza del cambiamento; e, in ogni caso, non può prescindere dalla volontà del soggetto&#8221;.</p>
<p>Cosa bisogna fare allora?<br />
&#8220;È più facile che interventi sui soggetti più giovani con trasmissione continua nelle scuole di messaggi sul corretto stile di vita, controllo della correttezza dei messaggi pubblicitari di prodotti alimentari consumati prevalentemente da bambine e ragazzi, e informazioni sulle caratteristiche nutrizionali dei vari alimenti, possano avere un effetto positivo. Questo non è poco, perché l’obesità in età pediatrica predispone fortemente all’obesità dell’adulto; pertanto, se si riesce a ridurre l’obesità nei bambini e nei ragazzi, in futuro, tra 20 o 30 anni, si potrà assistere all’inversione della tendenza all’incremento della prevalenza dell’obesità nell’adulto. In caso contrario, purtroppo, l’obesità riguarderà una percentuale sempre maggiore di soggetti&#8221;.</p>
<p>Nel mondo, e paradossalmente anche nei paesi in via di sviluppo, gli obesi sono sempre di più, perché?<br />
&#8220;Per millenni, uno dei problemi principali dell’uomo è stato quello di reperire cibo. Era dunque importante che, nei periodi di relativa maggiore disponibilità di cibo, l’uomo fosse in grado di immagazzinare quello in eccesso. Pertanto, per selezione naturale, il nostro metabolismo è particolarmente adatto ad immagazzinare sostanze energetiche sotto forma di grasso. Quando in uno stato la disponibilità di cibo diventa permanentemente abbondante (ed il dispendio energetico medio diminuisce), cosa che è accaduta in Italia a partire dagli anni Sessanta e accade adesso nei paesi in via di sviluppo, inevitabilmente la prevalenza dell’obesità aumenta.</p>
<p>C’è anche l’aspetto culturale: molta gente ancor oggi tende a considerare il sovrappeso e l’obesità indici di buona salute. Tale modo di vedere è un retaggio proprio dei periodi in cui la disponibilità di cibo era scarsa, quando cioè la malnutrizione, e, conseguentemente, il sottopeso e la magrezza, favorivano la manifestazione di altre patologie, soprattutto infettive, come la tubercolosi. Allora, un bambino obeso era definito bello grasso. D’altra parte, anche l’uomo primitivo considerava l’obesità come una forma di bellezza, vedi la Venere di Willendorf. Tutt’oggi, presso alcune tribù africane, la donna più grassa diventa la sposa del capo tribù. Il problema è che quest’aspetto culturale persiste, sia pur meno sentito, ancora oggi nei paesi industrializzati, soprattutto presso le fasce sociali più basse, quelle cioè che maggiormente hanno sofferto degli svantaggi della scarsa disponibilità di cibo nei decenni passati. Se consideriamo che il livello culturale di queste fasce sociali è in media più basso del resto della popolazione, ecco che errati o fuorvianti messaggi pubblicitari riguardanti, nel caso nostro, l’alimentazione, trovano un humus fertile nel quale attecchire&#8221;.</p>
<p>Pochi giorni fa il ministro della Sanità Girolamo Sirchia ha aperto una questione sul problema obesità. E&#8217; davvero, come sostiene il ministro, anche un problema per il bilancio statale?<br />
&#8220;Sicuramente; ed è anche un problema notevole. Bisogna infatti considerare che il soggetto obeso va incontro più facilmente a patologie anche gravi: diversi tipi di tumori, ipertensione, diabete mellito, gotta, disturbi del metabolismo dei grassi, arterosclerosi, infarto del miocardio, ictus cerebrale, trombosi venose, insufficienza venosa, patologie respiratorie, artrosi, calcolosi alla colecisti, alterazione della funzione riproduttiva. Tutte queste patologie associate hanno costi notevoli, come consumo di farmaci, come giorni di ricovero, come giorni di assenza dal lavoro&#8221;.</p>
<p>Qual è, se esiste, il regime alimentare ideale?<br />
&#8220;Oggi è da tutti accettato che la cosiddetta dieta mediterranea rappresenta il modello dietetico più idoneo al mantenimento di un buono stato di salute. La dieta mediterranea è un’alimentazione basata essenzialmente su prodotti di origine vegetale (legumi, cereali, frutta e ortaggi, olio d’oliva); gli alimenti di origine animale la integrano per completare il soddisfacimento dei fabbisogni di alcuni nutrienti. Tuttavia, va sempre ricordato che, al fine del mantenimento del peso corporeo è più importante la quantità che la qualità: se introduco sempre più di quanto consumo, diventerò obeso, anche se il tipo di alimentazione è quello mediterraneo”.</p>
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		<title>Grasso in eccesso: il fattore di rischio per le persone sovrappeso</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 12:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicol</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[grasso in eccesso]]></category>
		<category><![CDATA[persone in sovrappeso]]></category>

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		<description><![CDATA[Un rapporto ampiamente riportato nelle settimane scorse ha ricordato che, nel mondo, gli obesi, a quota 1 miliardo, hanno superato i denutriti che oggi sono &#8220;solo&#8221;, c&#8217;è da vergognarsi a scriverlo, 800 milioni. Non è la prima volta, come nel caso dei due studi su Lancet e New England, che le indagini epidemiologiche sfornano dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un rapporto ampiamente riportato nelle settimane scorse ha ricordato che, nel mondo, gli obesi, a quota 1 miliardo, hanno superato i denutriti che oggi sono &#8220;solo&#8221;, c&#8217;è da vergognarsi a scriverlo, 800 milioni.<br />
Non è la prima volta, come nel caso dei due studi su Lancet e New England, che le indagini epidemiologiche sfornano dati apparentemente in contrasto sul grasso come fattore di rischio di malattie e morti.</p>
<p>Anzi, negli Usa è sorto addirittura un movimento d&#8217;opinione che punta il dito contro dati epidemiologici traballanti per sostenere che lo spauracchio della grassezza come fattore di rischio viene gonfiato e sventolato davanti agli occhi della gente dall&#8217;industria farmaceutica e da quella connessa del dimagrimento.<br />
A ben guardare, si scopre però che anche il movimento di consumatori che spinge per sgonfiare il mito del grasso altamente nocivo è sponsorizzato da ristoranti e industrie alimentari. In questo garbuglio di interessi in contrasto non è facile trovare il bandolo. La tendenza a tirare i numeri da una parte o dall&#8217;altra è inevitabile.</p>
<p>Come pure la difficoltà delle indagini epidemiologiche a mettere in luce un effetto che, anche se l&#8217;enfasi è quasi la stessa, è assai inferiore di quello di altri fattori di rischio, il fumo tanto per dirne uno. In più c&#8217;è la difficoltà, come per altre materie, di interpretare ciò che significa per la salute del singolo quello che le statistiche dicono valere a proposito di una intera popolazione.<br />
Insomma, pochi chili in più fanno più male o più bene? Più male, è la risposta degli esperti. Anzi, a guardarli bene gli ultimi studi non sono neppure tanto in contrasto. &#8220;Tutti e tre concordano sul fatto che il minimo di rischio di morte e malattie c&#8217;è con un peso normale&#8221; afferma Maria Grazia Franzosi, epidemiologa dell&#8217;Istituto Mario Negri.</p>
<p>A rischio aumentato di decesso, fino al 40 per cento in più, sono invece le persone sottopeso, benché ciò venga quasi sempre taciuto, e anche su questo tutti e tre gli studi concordano. Per l&#8217;obesità vera e propria non c&#8217;è disaccordo: il rischio di morte aumenta di due o tre volte.<br />
I dubbi, semmai, riguardano il sovrappeso lieve e moderato. Anche se in questo caso sono più apparenti che reali, secondo gli esperti. A pensarla così è anche uno degli autori dello studio che sembrerebbe scagionare i chili di troppo. E parte della colpa sarebbe di come viene misurata la grassezza. In tutte queste indagini si usa come metro di riferimento l&#8217;indice di massa corporea (Imc), calcolato come rapporto tra peso e altezza.</p>
<p>Il numero dei ragazzini cinesi obesi sta aumentando. Oggi, un quinto delle persone in sovrappeso vive in questo paese, dove la vita è diventata più sedentaria, ed è salito anche il numero di autoMa ad avere Imc più elevato della norma possono essere anche le persone grandi e grosse, con molti muscoli, che pesano di più del grasso. &#8220;Per questo oggi si preferisce usare come misura del rischio, specialmente di quello cardiovascolare, non tanto l&#8217;indice di massa corporea, ma il rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei fianchi. Questa misura ci dice se è presente la pancia, il grasso addominale, che è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e il diabete&#8221; spiega Franzosi.</p>
<p>&#8220;Il nostro messaggio non è che avere grasso in eccesso non è pericoloso. Noi mettiamo in dubbio che l&#8217;indice di massa corporea riesca a distinguere tra massa magra, muscoli, che invece è buona per la salute, e grasso corporeo vero e proprio, che fa male&#8221; sostiene anche Francisco Lopez-Jimenez, uno degli autori dello studio su Lancet.<br />
C&#8217;è da aggiungere un altro fattore che potrebbe spiegare la diversità dei risultati. &#8220;Probabilmente le persone sovrappeso già malate di malattie cardiovascolari, come quelle che lo studio di Lancet ha preso in considerazione, sono curate anche in modo più aggressivo per la loro patologia. Per questo muoiono di meno&#8221; spiega Paolo Vineis, epidemiologo all&#8217;Università di Torino e all&#8217;Imperial College di Londra.</p>
<p>&#8220;In ogni caso, lo studio di Lancet si riferisce alla mortalità in pazienti già affetti da malattia delle coronarie, l&#8217;altro alla mortalità in un vasto campione della popolazione generale, composta soprattutto da persone sane&#8221;.<br />
Effetti curiosi dell&#8217;epidemiologia. Le sue statistiche producono, tradotte sui giornali, un effetto ottico di perdita delle proporzioni. &#8220;Non si può far passare il messaggio che il sovrappeso quasi quasi fa bene alla salute&#8221; sostiene Franzosi. Nello stesso tempo, anche se è un costo elevato in termini di salute pubblica, il rischio individuale legato all&#8217;obesità non è molto alto.</p>
<p>&#8220;Chi fuma ha un rischio globale di morte aumentato di 2-3 volte; in chi è sovrappeso il rischio aumenta del 20-30 per cento ed è analogo a quello di un fumatore solo per i grandi obesi, casi rari&#8221; dice Carlo La Vecchia, epidemiologo all&#8217;Istituto Mario Negri e alla facoltà di medicina dell&#8217;Università di Milano.Moltiplicando però questo rischio tutto sommato abbastanza piccolo per la percentuale di popolazione interessata, in Italia il 30 per cento circa, le &#8220;morti evitabili&#8221;, nel linguaggio dell&#8217;epidemiologia, diventano molte.</p>
<p>Nonostante questo, una ricerca appena pubblicata sull&#8217;European journal of clinical nutrition fornisce, almeno per quel che riguarda il nostro Paese, un quadro più rassicurante. &#8220;Gli ultimi dati ci dicono che in Italia gli obesi non sono in aumento né tra gli adulti né tra i bambini. Le percentuali sono rimaste stabili negli ultimi venti anni&#8221; spiega La Vecchia.<br />
Tra i ragazzini, inoltre, meno del 10 per cento sarebbe sovrappeso od obeso (e non quel 36 per cento spesso citato). &#8220;Del resto&#8221; conclude La Vecchia &#8220;basta guardarsi intorno: dove sono tutti questi piccoli ciccioni?&#8221;. Insomma, i toni drammatici sull&#8217;&#8221;epidemia obesità&#8221;, da noi, sono fuori luogo.</p>
<p>LEGGERE BENE LE CIFRE<br />
- In italia, sono obesi circa 4 milioni di adulti (8 per cento della popolazione); sovrappeso 15 milioni (30 per cento). Il trend, al contrario di quanto si è sostenuto in passato, non è in aumento, ma è rimasto stabile negli ultimi 20 anni.<br />
- Il nostro Paese, insieme a Francia e Lussemburgo, ha la più bassa percentuale in Europa di adulti sovrappeso od obesi (37 per cento contro la media europea di 41).<br />
- Tra la gioveni donne, tra i 18 e i 24 anni, il sottopeso (15,1 per cento) è più comune del sovrappeso o dell&#8217;obesità.</p>
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