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gen 21

Mi sento triste perché mi sono appena separata dal mio uomo e non riesco a smettere di pensare a lui.
La tristezza può diventare un’esperienza di grande arricchimento. Devi lavorarci sopra. È facile sfuggire alla tristezza – e tutte le relazioni di solito sono fughe; si cerca semplicemente di evitare la tristezza. Ma sotto sotto è sempre presente… la corrente continua a scorrere. Anche nelle relazioni salta fuori molto spesso. E allora si cerca di dare la colpa all’altro, ma è un errore. Sono la tua solitudine e la tua tristezza, con cui non ti sei ancora conciliato, che si manifestano.

Puoi rifugiarti nel lavoro. Puoi rifugiarti in qualche occupazione, in una relazione, nei rapporti sociali, nei viaggi, in mille altre cose, ma non se ne andrà, perché è una parte del tuo essere.

Ogni uomo è nato solo è nel mondo, ma solo; arriva attraverso i genitori, ma è solo. E ogni uomo muore solo, se ne va da questo mondo nuovamente solo. E tra queste due solitudini continuiamo a ingannare e illudere noi stessi. È meglio farsi coraggio ed entrare in questa solitudine. Per quanto dura e difficile possa essere all’inizio, ne vale davvero la pena. Quando arrivi a un’armonia, quando inizi a gioirne, quando non la senti come tristezza, ma come silenzio, quando comprendi che è inevitabile, ti rilassi.

Non puoi farci nulla, perché non gioirne allora? Perché non entrarvi profondamente e gustarne il sapore, vedere cos’è? Perché averne paura inutilmente? Sarà comunque presente, è un fatto esistenziale, non accidentale; perché non giungere a un accordo? Perché non seguirla e vedere cos’è?
Noi ci limitiamo a rimanere ai bordi e tentiamo costantemente di evitarla. Fin dall’inizio abbiamo dei pregiudizi nei suoi confronti. E questo è dovuto alle circostanze sociali. Un bambino che nasce… si trova in uno stato di assoluta impotenza. Per tutta l’infanzia rimane in uno stato di dipendenza. Per ogni singola cosa dipende dagli altri; dalla madre, per nutrirsi, coprirsi, lavarsi. Se ha freddo deve piangere… e qualcuno gli porterà una coperta. Non può fare nulla da solo – e così apprende che la sua felicità dipende dagli altri.

È naturale che si senta così, perché ogni volta che è da solo è infelice. Se si bagna, deve rimanersene lì tutto bagnato e non può farci niente. Se ha un sassolino che gli dà fastidio, non può neppure spostarlo. E per un neonato, un sassolino è come una montagna. Ha un corpo e una pelle così delicati che il dolore è forte. Non può far nulla da solo, non può neppure spostarsi, e così impara che la sua felicità dipende dagli altri. Quando ci sono gli altri è felice. Quando sente di essere solo viene assalito dal panico. È un fatto naturale – il bambino è indifeso.

L’infanzia finisce, ma il condizionamento rimane. Prima o poi bisogna abbandonare quel condizionamento. Ora sei un adulto, non sei più un bambino. Puoi startene da solo… ora puoi essere felice da solo. Hai soltanto bisogno di liberarti dal condizionamento. E il bello è che quando inizi a essere felice da solo, diventi anche capace di incontrare l’altro. Prima non sei in grado di farlo, perché com’è possibile che una persona incapace di essere felice da sola possa esserlo con un’altra? La felicità non era presente in lei fin dall’inizio.

Per cui io non sono contrario alle relazioni – sono assolutamente a favore, ma prima di poterne avere devi trovare il tuo essere interiore. Se sei infelice e hai una relazione con qualcuno, non farai che creare ulteriore infelicità. L’infelicità sarà moltiplicata; non solo raddoppiata, moltiplicata. Lui è infelice, e anche tu sei infelice. Non riesce a stare da solo, e neppure tu riesci a stare da sola, dipendete l’uno dall’altra. E quando dipendi da qualcuno, non riesci a perdonarlo. Perché ti rende dipendente, ti fa sentire inerme. Acquista potere e ti domina.

In profondità, gli amanti sono uno contro l’altro, si odiano perché nessuno può amare la schiavitù. Non si può amare che la libertà. Ma la libertà è possibile unicamente quando sei libero di essere felice, e quando puoi essere felice da solo, se non c’è nessuno, e anche allora puoi gioire, danzare, cantare. Quella diventa la qualità stessa del tuo essere. Allora puoi incontrare l’altro… la tua felicità entrerà in relazione. La tua musica, la tua danza, la tua canzone, entreranno in relazione. E naturalmente la vostra felicità sarà moltiplicata. Qualunque cosa tu abbia, in una relazione viene moltiplicata. Se hai infelicità, avrai infelicità moltiplicata. Se hai la felicità, sarà la felicità a moltiplicarsi.

In una relazione sarai riflesso in un milione di modi – ma sarai tu a essere riflesso. E un’altra cosa: se sei infelice, stabilirai sempre una relazione con un’altra persona infelice. Tendiamo sempre a scegliere qualcuno che ci assomiglia, con cui ci sentiamo sulla stessa lunghezza d’onda. Una persona infelice tende a trovare un partner infelice. E una persona infelice può venire scelta solo da un altro infelice. Anche se scegliessi una persona felice, egli non sceglierebbe te, a meno che tu non sia felice. Perché dovrebbe mettersi nei pasticci? Chi ha voglia di andare all’inferno?
Perciò il mio consiglio è che, prima di scegliere una persona e di iniziare una relazione, cerchi di imparare a essere felice da sola, altrimenti sceglierai una persona sbagliata. E tra due persone sbagliate la relazione è impossibile.

È ciò che accade sempre. Le persone s’incontrano in cerca della felicità e invece si verifica l’esatto contrario: infelicità, lacrime, agonia e angoscia maggiori. Quando ti senti triste, siedi in silenzio e lascia che la tristezza affiori; non cercare di evitarla. Diventa il più triste possibile. Non evitare la tristezza – questo è da ricordare. Piangi, singhiozza… assaporala pienamente. Piangi disperatamente… gettati a terra… rotolati, e lascia che se ne vada da sola. Non cercare di mandarla via; se ne andrà, perché nessuno può rimanere sempre dello stesso umore.

Quando se ne sarà andata, ti sentirai sollevata, totalmente sollevata, come se la forza di gravità fosse scomparsa e tu fossi in grado di volare, priva di peso. È il momento di entrare dentro di te. Prima lascia affiorare la tristezza. Normalmente la tendenza è quella di non lasciarla affiorare, di trovare qualche espediente per guardare da un’altra parte: andare al ristorante o in piscina, incontrarsi con gli amici, leggere un libro o andare al cinema, suonare la chitarra… qualunque cosa che ti tenga occupato e ti permetta di dirigere la tua attenzione da un’altra parte.

Devi ricordartene: quando ti senti triste, non perdere quell’opportunità. Chiudi le porte, siediti e sentiti il più triste possibile, come se il mondo intero non fosse che un inferno. Entraci profondamente… lasciati sopraffare. Lascia che ogni pensiero triste entri in te, ogni emozione triste si muova dentro di te. E piangi, singhiozza e dì qualcosa, parla ad alta voce, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Prima, dunque, vivi la tua tristezza per qualche giorno. La seconda cosa da ricordare è che nel momento in cui la tristezza se ne va, ti sentirai molto calmo e in pace – come dopo una tempesta. In quel momento siediti in silenzio e goditi il silenzio che è arrivato da solo. Non sei stata tu a portarlo; tu hai portato la tristezza. Quando la tristezza se ne va, nella sua scia arriva il silenzio.
Ascolta quel silenzio. Chiudi gli occhi. Senti di cosa è fatto… gustane il profumo. E se ti senti felice, canta e balla.

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