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nov 24

Un rapporto ampiamente riportato nelle settimane scorse ha ricordato che, nel mondo, gli obesi, a quota 1 miliardo, hanno superato i denutriti che oggi sono “solo”, c’è da vergognarsi a scriverlo, 800 milioni.
Non è la prima volta, come nel caso dei due studi su Lancet e New England, che le indagini epidemiologiche sfornano dati apparentemente in contrasto sul grasso come fattore di rischio di malattie e morti.

Anzi, negli Usa è sorto addirittura un movimento d’opinione che punta il dito contro dati epidemiologici traballanti per sostenere che lo spauracchio della grassezza come fattore di rischio viene gonfiato e sventolato davanti agli occhi della gente dall’industria farmaceutica e da quella connessa del dimagrimento.
A ben guardare, si scopre però che anche il movimento di consumatori che spinge per sgonfiare il mito del grasso altamente nocivo è sponsorizzato da ristoranti e industrie alimentari. In questo garbuglio di interessi in contrasto non è facile trovare il bandolo. La tendenza a tirare i numeri da una parte o dall’altra è inevitabile.

Come pure la difficoltà delle indagini epidemiologiche a mettere in luce un effetto che, anche se l’enfasi è quasi la stessa, è assai inferiore di quello di altri fattori di rischio, il fumo tanto per dirne uno. In più c’è la difficoltà, come per altre materie, di interpretare ciò che significa per la salute del singolo quello che le statistiche dicono valere a proposito di una intera popolazione.
Insomma, pochi chili in più fanno più male o più bene? Più male, è la risposta degli esperti. Anzi, a guardarli bene gli ultimi studi non sono neppure tanto in contrasto. “Tutti e tre concordano sul fatto che il minimo di rischio di morte e malattie c’è con un peso normale” afferma Maria Grazia Franzosi, epidemiologa dell’Istituto Mario Negri.

A rischio aumentato di decesso, fino al 40 per cento in più, sono invece le persone sottopeso, benché ciò venga quasi sempre taciuto, e anche su questo tutti e tre gli studi concordano. Per l’obesità vera e propria non c’è disaccordo: il rischio di morte aumenta di due o tre volte.
I dubbi, semmai, riguardano il sovrappeso lieve e moderato. Anche se in questo caso sono più apparenti che reali, secondo gli esperti. A pensarla così è anche uno degli autori dello studio che sembrerebbe scagionare i chili di troppo. E parte della colpa sarebbe di come viene misurata la grassezza. In tutte queste indagini si usa come metro di riferimento l’indice di massa corporea (Imc), calcolato come rapporto tra peso e altezza.

Il numero dei ragazzini cinesi obesi sta aumentando. Oggi, un quinto delle persone in sovrappeso vive in questo paese, dove la vita è diventata più sedentaria, ed è salito anche il numero di autoMa ad avere Imc più elevato della norma possono essere anche le persone grandi e grosse, con molti muscoli, che pesano di più del grasso. “Per questo oggi si preferisce usare come misura del rischio, specialmente di quello cardiovascolare, non tanto l’indice di massa corporea, ma il rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei fianchi. Questa misura ci dice se è presente la pancia, il grasso addominale, che è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e il diabete” spiega Franzosi.

“Il nostro messaggio non è che avere grasso in eccesso non è pericoloso. Noi mettiamo in dubbio che l’indice di massa corporea riesca a distinguere tra massa magra, muscoli, che invece è buona per la salute, e grasso corporeo vero e proprio, che fa male” sostiene anche Francisco Lopez-Jimenez, uno degli autori dello studio su Lancet.
C’è da aggiungere un altro fattore che potrebbe spiegare la diversità dei risultati. “Probabilmente le persone sovrappeso già malate di malattie cardiovascolari, come quelle che lo studio di Lancet ha preso in considerazione, sono curate anche in modo più aggressivo per la loro patologia. Per questo muoiono di meno” spiega Paolo Vineis, epidemiologo all’Università di Torino e all’Imperial College di Londra.

“In ogni caso, lo studio di Lancet si riferisce alla mortalità in pazienti già affetti da malattia delle coronarie, l’altro alla mortalità in un vasto campione della popolazione generale, composta soprattutto da persone sane”.
Effetti curiosi dell’epidemiologia. Le sue statistiche producono, tradotte sui giornali, un effetto ottico di perdita delle proporzioni. “Non si può far passare il messaggio che il sovrappeso quasi quasi fa bene alla salute” sostiene Franzosi. Nello stesso tempo, anche se è un costo elevato in termini di salute pubblica, il rischio individuale legato all’obesità non è molto alto.

“Chi fuma ha un rischio globale di morte aumentato di 2-3 volte; in chi è sovrappeso il rischio aumenta del 20-30 per cento ed è analogo a quello di un fumatore solo per i grandi obesi, casi rari” dice Carlo La Vecchia, epidemiologo all’Istituto Mario Negri e alla facoltà di medicina dell’Università di Milano.Moltiplicando però questo rischio tutto sommato abbastanza piccolo per la percentuale di popolazione interessata, in Italia il 30 per cento circa, le “morti evitabili”, nel linguaggio dell’epidemiologia, diventano molte.

Nonostante questo, una ricerca appena pubblicata sull’European journal of clinical nutrition fornisce, almeno per quel che riguarda il nostro Paese, un quadro più rassicurante. “Gli ultimi dati ci dicono che in Italia gli obesi non sono in aumento né tra gli adulti né tra i bambini. Le percentuali sono rimaste stabili negli ultimi venti anni” spiega La Vecchia.
Tra i ragazzini, inoltre, meno del 10 per cento sarebbe sovrappeso od obeso (e non quel 36 per cento spesso citato). “Del resto” conclude La Vecchia “basta guardarsi intorno: dove sono tutti questi piccoli ciccioni?”. Insomma, i toni drammatici sull’”epidemia obesità”, da noi, sono fuori luogo.

LEGGERE BENE LE CIFRE
- In italia, sono obesi circa 4 milioni di adulti (8 per cento della popolazione); sovrappeso 15 milioni (30 per cento). Il trend, al contrario di quanto si è sostenuto in passato, non è in aumento, ma è rimasto stabile negli ultimi 20 anni.
- Il nostro Paese, insieme a Francia e Lussemburgo, ha la più bassa percentuale in Europa di adulti sovrappeso od obesi (37 per cento contro la media europea di 41).
- Tra la gioveni donne, tra i 18 e i 24 anni, il sottopeso (15,1 per cento) è più comune del sovrappeso o dell’obesità.

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