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nov 24

L’obesità è una malattia di cui soffrono 300 milioni di persone in tutto il mondo. Nell’ultimo decennio gli obesi sono aumentati del 50 per cento mentre le persone in sovrappeso sono quasi due miliardi. Sotto accusa sono i cibi pronti e i fast food. Discutiamo il problema con il professore Maurizio La Guardia.

La terra ha seri problemi di peso. In dieci anni gli obesi sono passati da 200 a 300 milioni con un incremento netto del 50 per cento. Paradossalmente il fenomeno inizia a coinvolgere anche i paesi del terzo mondo dove sono sorte delle cliniche nelle quali si praticano cure che mirano alla perdita del peso.

Di chi è la colpa? Parliamo di un fenomeno, che il ministro della Sanità Girolamo Sirchia ha definito “Nuova piaga del nostro secolo”, con il professore Maurizio La Guardia, docente di Scienze dell’alimentazione a Medicina.

Professore La Guardia, cosa è tecnicamente l’obesità?
“L’obesità è una patologia caratterizzata da un eccessivo incremento della quantità di tessuto adiposo. Si considera obeso un soggetto che presenta un “indice di massa corporea” (il rapporto aritmetico tra il peso corporeo ed il quadrato dell’altezza) o Body Mass Index superiore a 30″.

Quali sono le cause dell’obesità?
“Su questo si potrebbe scrivere un libro. Molto sinteticamente, possiamo dire che esiste una predisposizione genetica che, in determinate condizioni ambientali, oggi purtroppo molto diffuse, favorisce l’insorgenza della malattia”.

È da considerarsi una malattia?
“Sicuramente. Anzi, data la sua ampia e crescente diffusione e date la gravità ed il numero delle sue complicanze, è una malattia di interesse sociale”.

Come ci si può tutelare dall’obesità?
Teoricamente, basterebbe che il soggetto obeso seguisse una dieta ipocalorica e praticasse attività fisica per ridurre il proprio peso corporeo. Il problema è che oltre il 90 per cento degli obesi che hanno ridotto il loro peso corporeo dopo dieci anni lo ha riguadagnato. L’obesità è, allo stato attuale delle cose, da considerarsi una malattia cronica difficilmente guaribile.

Perché questa grossa difficoltà?
“Perché il soggetto obeso, se vuol raggiungere e mantenere, e questo è più difficile, un peso corporeo realisticamente accettabile, non necessariamente quello ideale, che non esiste, deve cambiare radicalmente e permanentemente le proprie abitudini, non solo alimentari. Questo non è facile, soprattutto in una persona adulta, anche se ha coscienza dell’importanza del cambiamento; e, in ogni caso, non può prescindere dalla volontà del soggetto”.

Cosa bisogna fare allora?
“È più facile che interventi sui soggetti più giovani con trasmissione continua nelle scuole di messaggi sul corretto stile di vita, controllo della correttezza dei messaggi pubblicitari di prodotti alimentari consumati prevalentemente da bambine e ragazzi, e informazioni sulle caratteristiche nutrizionali dei vari alimenti, possano avere un effetto positivo. Questo non è poco, perché l’obesità in età pediatrica predispone fortemente all’obesità dell’adulto; pertanto, se si riesce a ridurre l’obesità nei bambini e nei ragazzi, in futuro, tra 20 o 30 anni, si potrà assistere all’inversione della tendenza all’incremento della prevalenza dell’obesità nell’adulto. In caso contrario, purtroppo, l’obesità riguarderà una percentuale sempre maggiore di soggetti”.

Nel mondo, e paradossalmente anche nei paesi in via di sviluppo, gli obesi sono sempre di più, perché?
“Per millenni, uno dei problemi principali dell’uomo è stato quello di reperire cibo. Era dunque importante che, nei periodi di relativa maggiore disponibilità di cibo, l’uomo fosse in grado di immagazzinare quello in eccesso. Pertanto, per selezione naturale, il nostro metabolismo è particolarmente adatto ad immagazzinare sostanze energetiche sotto forma di grasso. Quando in uno stato la disponibilità di cibo diventa permanentemente abbondante (ed il dispendio energetico medio diminuisce), cosa che è accaduta in Italia a partire dagli anni Sessanta e accade adesso nei paesi in via di sviluppo, inevitabilmente la prevalenza dell’obesità aumenta.

C’è anche l’aspetto culturale: molta gente ancor oggi tende a considerare il sovrappeso e l’obesità indici di buona salute. Tale modo di vedere è un retaggio proprio dei periodi in cui la disponibilità di cibo era scarsa, quando cioè la malnutrizione, e, conseguentemente, il sottopeso e la magrezza, favorivano la manifestazione di altre patologie, soprattutto infettive, come la tubercolosi. Allora, un bambino obeso era definito bello grasso. D’altra parte, anche l’uomo primitivo considerava l’obesità come una forma di bellezza, vedi la Venere di Willendorf. Tutt’oggi, presso alcune tribù africane, la donna più grassa diventa la sposa del capo tribù. Il problema è che quest’aspetto culturale persiste, sia pur meno sentito, ancora oggi nei paesi industrializzati, soprattutto presso le fasce sociali più basse, quelle cioè che maggiormente hanno sofferto degli svantaggi della scarsa disponibilità di cibo nei decenni passati. Se consideriamo che il livello culturale di queste fasce sociali è in media più basso del resto della popolazione, ecco che errati o fuorvianti messaggi pubblicitari riguardanti, nel caso nostro, l’alimentazione, trovano un humus fertile nel quale attecchire”.

Pochi giorni fa il ministro della Sanità Girolamo Sirchia ha aperto una questione sul problema obesità. E’ davvero, come sostiene il ministro, anche un problema per il bilancio statale?
“Sicuramente; ed è anche un problema notevole. Bisogna infatti considerare che il soggetto obeso va incontro più facilmente a patologie anche gravi: diversi tipi di tumori, ipertensione, diabete mellito, gotta, disturbi del metabolismo dei grassi, arterosclerosi, infarto del miocardio, ictus cerebrale, trombosi venose, insufficienza venosa, patologie respiratorie, artrosi, calcolosi alla colecisti, alterazione della funzione riproduttiva. Tutte queste patologie associate hanno costi notevoli, come consumo di farmaci, come giorni di ricovero, come giorni di assenza dal lavoro”.

Qual è, se esiste, il regime alimentare ideale?
“Oggi è da tutti accettato che la cosiddetta dieta mediterranea rappresenta il modello dietetico più idoneo al mantenimento di un buono stato di salute. La dieta mediterranea è un’alimentazione basata essenzialmente su prodotti di origine vegetale (legumi, cereali, frutta e ortaggi, olio d’oliva); gli alimenti di origine animale la integrano per completare il soddisfacimento dei fabbisogni di alcuni nutrienti. Tuttavia, va sempre ricordato che, al fine del mantenimento del peso corporeo è più importante la quantità che la qualità: se introduco sempre più di quanto consumo, diventerò obeso, anche se il tipo di alimentazione è quello mediterraneo”.

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