Il mito delle diete restrittive subisce una nuova picconata con lo studio pubblicato sul Journal of the American Dietetic Association. «Si possono ottenere significativi miglioramenti a livello di metabolismo e salute psicologica senza affanni. Potete rilassarvi col cibo», afferma Linda Bacon, Università di California, una delle ricercatrici. Lo studio ha interessato un campione di 78 donne comprese nella fascia d’età più a rischio di obesità, tra 30 e 45 anni.
Per 6 mesi la metà ha partecipato a una dieta tradizionale e a un programma basato su una serie di regole: come contare le calorie e i grassi, leggere le etichette degli alimenti al supermercato, aggiornare un diario col resoconto della giornata a tavola, usare la bilancia, esercizio fisico. All’altra metà delle volontarie è stato invece semplicemente consigliato di osservare stili di vita più morigerati, non pesarsi, assecondare l’appetito naturale, conoscere le qualità nutrizionali dei cibi, apprezzare il proprio corpo rotondo, sviluppare un’immagine positiva di se stesse, movimento. Un approccio ribattezzato «salute per ogni taglia».
I RISULTATI – Dopo 6 mesi le donne a dieta avevano perso chili, ma li hanno recuperati nel giro di due anni, le altre invece sono rimaste stabili, senza però mai ingrassare. La pressione è scesa in ambedue i gruppi, ma le seconde hanno mantenuto i valori. In quanto al colesterolo, solo quelle del «mangia ciò che vuoi» lo hanno visto calare in modo significativo e duraturo. I ricercatori californiani fanno notare: «E’ ben documentato che le diete falliscono a lungo termine nel 90-95% dei casi. Noi dimostriamo che anche i miglioramenti di salute e le sane abitudini, ad esempio l’attività sportiva, non vengono mantenuti. Non solo. La qualità della vita peggiora». Secondo la Bacon, le stesse conclusioni valgono anche per gli uomini.
